Volte Cupole Soffitti, l'arte con lo sguardo all'insù

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Il Soffitto

Tipologia: Tempera su muro e stucco

Data: 1852-1853

Cenni:

In origine era la sala da pranzo dei Malvezzi. In seguito lavori di adeguamento degli anni ’30 del Novecento fu arredata con una austera boiserie in noce e pertanto le decorazioni pittoriche alle pareti, ritenute poco consone alle nuove funzioni istituzionali della sala, furono ricoperte. Anche il lampadario originale al centro della sala, in origine di cristalli simili a ghiaccioli, fu sostituito con l’attuale in pesante stile decò. Resta quindi intatto dell'assetto precedente solamente il soffitto.

Descrizione:

Opera di Francesco Cocchi, il soffitto è decisamente molto scenografico: alcuni paesaggi romantici sono racchiusi entro sgargianti ed elaborate cornici argentate, con inserti blu zaffiro e oro. I paesaggi, come è stato accertato nel corso di recenti restauri, furono realizzati a tempera su carta da scene e quindi applicati con colla direttamente sull’intonaco. E’ decisamente originale la profusione nell’utilizzo dell’argento per le cornici, che risultano quindi insolitamente brillanti.

Committente:

famiglia senatoria Malvezzi(1500)

I Malvezzi fondavano la loro ricchezza su un ingente patrimonio fondiario, in particolare con i feudi di Castel Guelfo , della Selva e di Dozza, sul fiorente commercio della seta e su una lucrosa attività creditizia ed ebbero anche l'appalto della zecca.
Presero parte attiva nella vita politica cittadina, ricoprendo importanti cariche sia nella vita civile che ecclesiastica.
Sostenitori del partito guelfo, furono alleati dei Bentivoglio, al punto di scegliere la Via S. Donato (oggi Via Zamboni), per le loro residenze, proprio in virtù della vicinanza con la reggia dei Bentivoglio.
Nel 1488, tuttavia, i Malvezzi presero parte alla congiura contro i Bentivoglio ordita dai Marescotti; messi al bando furono privati delle loro ricchezze. Solo nel 1506, in seguito alla cacciata dei Bentivoglio e al passaggio della città sotto lo Stato della Chiesa, poterono rientrare a Bologna, riprendendo pieno possesso di tutti i loro beni, tra cui il grado senatorio (concesso loro da Papa Paolo II nel 1466).
Fu allora che la famigli decise di erigere un nuovo imponente palazzo, quale simbolo del rinnovato potere politico ed economico.
Alla metà dell'800 il piano nobile del Palazzo fu interamente decorato per volere di Giovanni Malvezzi, uomo di punta nella vita politica cittadina: Senatore del Regno nel 1860 e successivamente Sindaco di Bologna nel 1872.