Volte Cupole Soffitti, l'arte con lo sguardo all'insù

Nuova ricerca

Province:

Piacenza

  • Palazzi in arrivo!

Parma

Reggio Emilia

  • Palazzi in arrivo!

Modena

  • Palazzi in arrivo!

Bologna

Ferrara

Ravenna

Forlì Cesena

Rimini

  • Palazzi in arrivo!

Ricerca per:

Autore:

Secolo:

Tipologia:

Proprietà:

Percorsi:

Home > Palazzo Malvezzi de' Medici > Sala Rosa o degli Amori

I Particolari

  1. Particolare centrale del soffitto
  2. Medaglioni: ritratto di Maria d'Aragona
  3. Dante e Beatrice
  4. Laura e Petrarca
  5. Fiammetta e Boccaccio
  6. Eleonora e Tasso

Il Soffitto

Tipologia: Tempera su muro e stucco

Data: 1852-1853

Cenni:

La Sala Rosa deve il suo nome al colore dalla tappezzeria in damasco che la caratterizza. Il soggetto protagonista della decorazione del soffitto: la poesia. Sono infatti ritratti i massimi poeti italiani a fianco delle rispettive amate ed ispiratrici. Il tema della decorazione fu sicuramente dettato dalla sensibilità e dal gusto letterario di Giovanni Malvezzi – probabilmente ispirato dalla madre, il cui salotto letterario aveva attirato uomini di ingegno e poeti quali Giacomo Leopardi e Vincenzo Monti – e della moglie Augusta.
Nel primo periodo di residenza istituzionale della Provincia questa sala fu destinata ad ufficio del presidente e il mobilio tuttora presente testimonia questo utilizzo. per questo motivo la sala era anche detta Sala della Presidenza.
Da notare il camino in marmo, opera di Massimiliano Putti, ai cui lati si trovano due amorini che recano cestini di frutti ed è sovrastato da una specchiera con una ricca cornice in legno intagliato e dorato.

Descrizione:

La decorazione è opera del pittore Girolamo Dal Pane, il quale non realizzò le pitture ad affresco, bensì su tele che furono successivamente incollate sull’intonaco. Al centro del soffitto sono raffigurati i dieci narratori del Decamerone, incorniciati da una frase dell’opera di Boccaccio che corre tutta attorno e che elogia l’equilibrio tra passione e ragione. Quindi ai quattro lati sono raffigurati entro cornici dorate Dante, Boccaccio, Petrarca e Tasso, con le rispettive amate. Infine all’interno di ricche cornici di stucco realizzate da Vincenzo Testoni sono rappresentate coppie di amorini con ali di farfalla e piccoli ovali contenenti ritratti ideali di gentildonne famose come Vittoria Colonna o Ginevra Bentivoglio.

Committente:

famiglia senatoria Malvezzi(1500)

I Malvezzi fondavano la loro ricchezza su un ingente patrimonio fondiario, in particolare con i feudi di Castel Guelfo , della Selva e di Dozza, sul fiorente commercio della seta e su una lucrosa attività creditizia ed ebbero anche l'appalto della zecca.
Presero parte attiva nella vita politica cittadina, ricoprendo importanti cariche sia nella vita civile che ecclesiastica.
Sostenitori del partito guelfo, furono alleati dei Bentivoglio, al punto di scegliere la Via S. Donato (oggi Via Zamboni), per le loro residenze, proprio in virtù della vicinanza con la reggia dei Bentivoglio.
Nel 1488, tuttavia, i Malvezzi presero parte alla congiura contro i Bentivoglio ordita dai Marescotti; messi al bando furono privati delle loro ricchezze. Solo nel 1506, in seguito alla cacciata dei Bentivoglio e al passaggio della città sotto lo Stato della Chiesa, poterono rientrare a Bologna, riprendendo pieno possesso di tutti i loro beni, tra cui il grado senatorio (concesso loro da Papa Paolo II nel 1466).
Fu allora che la famigli decise di erigere un nuovo imponente palazzo, quale simbolo del rinnovato potere politico ed economico.
Alla metà dell'800 il piano nobile del Palazzo fu interamente decorato per volere di Giovanni Malvezzi, uomo di punta nella vita politica cittadina: Senatore del Regno nel 1860 e successivamente Sindaco di Bologna nel 1872.