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Home > Villa Aldrovandi Mazzacorati

Villa Aldrovandi Mazzacorati

Via Toscana, 19

Bologna (Bologna)

Il palazzo

Secolo: XVII

Proprietà: Regione Emilia Romagna

Villa Aldrovandi Mazzacorati sorge all’interno dell’antica tenuta di Camaldoli, fuori la Porta Santo Stefano, occupata in origine dall’omonimo eremo del XII secolo di cui oggi non rimane traccia.
Nel 1616 Annibale Marescotti acquistò in loco un terreno con “casa nobile chiamata Palazzo con fontana” con annessi e parco che nel 1690 passò in eredità a Filippo Maria Aldrovandi insieme al cognome Marescotti e più tardi al nipote Gianfrancesco. A quest’ultimosi deve, a partire dal 1761, l’ammodernamento dell’originario palazzo, con l’intento di farne una residenza che rappresentasse degnamente l’importante famiglia senatoria.
I lavori di ristrutturazione ebbero come cardine la realizzazione di un teatrino privato, collocato nell’ala est della villa. Concepito probabilmente dallo stesso Gianfrancesco Aldrovandi, appassionato di teatro, con l’intervento di Antonio Galli Bibiena che dipinse due fondali scenici, in collaborazione con Prospero Pesci, esso fu terminato intorno al 1762.
Ad un primo progetto di trasformazione generale della villa, che non prevedeva le barchesse laterali, seguì l’intervento dell’architetto Francesco Tadolini (1723-1805) che tra il 1769 e il 1772 ne ideò le forme definitive, realizzando il primo esempio di villa neopalladiana a Bologna.
Dal 1769, mantenendo il corpo centrale già sopraelevato nel 1765, e conservando l’originaria configurazione a loggia passante dell’antico palazzo Marescotti, Tadolini realizzò la facciata neoclassica con pronao centrale con ordine gigante di sei colonne ioniche, sormontate da timpano con statue e delimitato, lateralmente, da due emicicli porticati e ritmati da colonne doriche, conclusi in verticale da balaustra con vasi portafiori.
L’interno della villa fu arricchito con pregevoli decorazioni murali in stile neoclassico di artisti come Angelo Bigari, Antonio Beccatelli, Giuseppe Marchesi, Francesco della Casa, Jacopo Alessandro Calvi, Antonio Basoli e, forse Pelagio Palagi nel teatrino; sulle pareti dell’androne passante, asse di congiunzione tra i due lati opposti dell’edificio, si estendono stucchi e decorazioni e si aprono antiche porte decorate con intagli lignei
Alla fine del secolo XIX la villa passò ai marchesi Mazzacorati, la cui appartenenza è testimoniata dagli stemmi della famiglia posti nel timpano di facciata, sulla soglia d’ingresso e sul palcoscenico del teatrino; nel 1935 e ormai in condizioni di serio degrado, divenne proprietà della Federazione dei Fasci e successivamente dell’Istituto di Previdenza Sociale, subendo notevoli manomissioni e l’ampliamento dell’avancorpo meridionale. Nell’ampio parco ricco di pregiate essenze arboree, al quale si accede direttamente da via Toscana attraverso un monumentale ingresso in asse con la facciata, si conservano grotte artificiali e vasche, manufatti del giardino originario acquistato da Annibale Marescotti, oltre alla serra Cedraia fatta costruire da Carlo Filippo Aldrovandi

Le sale