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Home > Mausoleo di Teodorico

Il palazzo

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Proprietà: mibac

Venne fatto costruire nel 520 dallo stesso imperatore Teodorico (454 – 526) come proprio sepolcro e monumento funebre, in un’area situata presso le mura di Ravenna ed utilizzata come cimitero dai Goti. Nel 561, durante il regno di Giustiniano, fu consacrato al credo ortodosso e, rimosso il corpo del re ariano, trasformato in oratorio col nome di Santa Maria al Faro. Nel XII secolo vi fu costruito accanto un monastero benedettino, ed il mausoleo venne utilizzato come sepolcro per importanti personaggi. In seguito, fu abbandonato e semisepolto dalle inondazioni del vicino fiume: così è rappresentato in numerosi disegni ed incisioni, dal XVI a XVIII secolo (Sangallo, Piranesi, Coronelli). Riscoperto nel XVIII secolo e divenuto una delle tappe italiane del Grand Tour, iniziarono alcuni tentativi di recupero, con progetti per il drenaggio dell’area e lo scavo intorno al monumento, compiuti infine nel 1844. Danneggiato dai bombardamenti alla fine della seconda guerra mondiale, fu oggetto di restauri nel 1945 e, successivamente, nel 1977. Dal 1996 è inserito fra i siti UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, essendo ritenuto l’unico esempio esistente di tomba di un re ostrogoto.
L’edificio è interamente realizzato in blocchi squadrati di pietra d’Istria, posati a secco e tagliati uno ad uno in base alla forma necessaria per il perfetto incastro, secondo una tecnica già nota agli antichi romani col nome di opus quadratum, ed ancora utilizzata al tempo di Teodorico nelle aree orientali dell’impero. Per la tecnica ed il materiale, entrambi di uso non comune nell’architettura dell’epoca nella penisola italiana, il mausoleo costituisce un esempio unico e di particolare interesse.
La struttura è a pianta centrale, costituita da due piani sovrapposti. Quello inferiore, decagonale, ha un diametro maggiore e all’esterno presenta una profonda nicchia per ciascun lato, che termina in archi a tutto sesto. All’altezza dell’imposta degli archi, una cornice continua corre tutto intorno, seguendo sporgenze e rientranze.
Il piano superiore è più stretto ed ha un perimetro decagonale fino all’altezza della porta, che diventa quindi circolare per permettere il collegamento con la cupola: un monolite in pietra d’Istria con diametro di oltre dieci metri, spessore di uno ed altezza di tre. La cupola è coronata da dodici denti, su cui sono scolpiti i nomi dei quattro evangelisti e degli altri otto apostoli. A questa sorta di “corona” sono stati attribuiti numerosi significati simbolici: dal ricordo delle tombe megalitiche o delle tende dei Goti, ad una corona alludente alla regalità di Teodorico, piuttosto che ad un elmo guerriero, alla probabile ripresa del modello della tomba di Costantino. Un’ulteriore interpretazione vedrebbe la presenza dei dodici “denti” legata al procedimento di messa in opera del monolite, compiuta tramite un piano inclinato o l’uso di macchine lignee. Tale complessa e delicata operazione, considerata la mole eccezionale del blocco, comportò probabilmente l’apertura della lesione ancora oggi evidente sulla cupola, che la leggenda vuole essere la traccia del fulmine scagliato da Dio per uccidere il re, colpevole di aver favorito la religione ariana, considerata eretica. Al di sotto della cupola corre un fregio dall’elegante motivo “a tenaglia”, caratteristico dell’arte gotica. Probabilmente, lungo il perimetro esterno della terrazza esisteva un galleria coperta sorretta da piccole colonne, di cui ora non resta traccia se non nelle edicole in leggero aggetto lungo la parete esterna.