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Home > Palazzo Zani

Il palazzo

Secolo: XVI

Proprietà: Bonifica Renana

Gli Zani, famiglia di origine toscana documentata a Bologna fin dal XIII secolo, si arricchirono con il commercio della lana e parteciparono per quasi tre secoli alla vita sociale e culturale della città. La realizzazione di una prestigiosa residenza, che testimoniasse il rango e la ricchezza della famiglia, si deve a Marc’Antonio Zani, il quale, dopo aver acquistato terreni ed immobili nelle adiacenze della propria dimora di Strada S. Stefano, nel 1561 incaricò del progetto l’architetto bolognese Floriano Ambrosini (1557-1621). Il nuovo palazzo venne inaugurato il 19 giugno 1594, con una fastosa cerimonia pubblica durante il Palio di S. Ruffillo, che si correva lungo Strada S. Stefano.
Il progetto dell’Ambrosini, già collaboratore di Domenico Tibaldi a Palazzo Magnani in Via Zamboni, si ispira proprio all’impostazione di quest’ultimo, con l’utilizzo in facciata di un ordine di paraste giganti, sovrapposto ad un alto portico di cinque arcate a tutto sesto, sorrette da pilastri in arenaria. L’ordine gigante, che sottolinea la verticalità dei due piani superiori ed inquadra la doppia sequenza di finestre architravate, verrà ripreso dallo stesso architetto, nel 1613, per la facciata di Palazzo Dall’Armi.
L’androne introduce dal portico al cortile, da cui si passa al retrostante giardino verso Via S. Petronio Vecchio. Attorno al cortile, dove sono le pitture illusionistiche realizzate da Antonio Bonetti nel 1785, si affacciano le stanze del piano terreno e del primo piano, che gli Zani fecero decorare a giovani artisti emergenti dell’epoca.
Nelle stanze del piano terreno lavorò il pittore Girolamo Mattioli, allievo di Lorenzo Sabatini che già aveva affrescato la preesistente dimora della famiglia, abbattuta per la realizzazione del nuovo palazzo.
Alla fine del XVI secolo, avendo consolidato la propria posizione di potere, gli Zani affidarono al giovane Guido Reni, già distintosi come allievo dell’Accademia carraccesca, la decorazione del salone d’onore al piano nobile.
Nel 1745 il palazzo fu acquistato dall’abate Pier Antonio Odorici, tesoriere di Papa Benedetto XIV, che lo fece ristrutturare dagli architetti Giuseppe Antonio (1700-1764) e Camillo Ambrosi. Il figlio adottivo dell’abate, Antonio Odorici, impiegò tutte le proprie risorse economiche per ultimare il progetto di ampliamento, facendo costruire, con la collaborazione dell’architetto Giuseppe Tubertini (1759-1831), un complesso di scuderie, granai e magazzini, oggi scomparsi.
Nel 1840 il palazzo fu acquistato dal principe Pietro Pallavicini, a cui si devono le ultime trasformazioni: la sopraelevazione e la nuova destinazione residenziale del secondo piano, la decorazione del piano nobile con arredi e stucchi in stile Impero e grottesche ispirate allo stile pompeiano, nonché la realizzazione di edifici di servizio nel retrostante giardino, che assunse un aspetto romantico e neomedievale, secondo lo stile allora in voga.
Nella seconda metà del XIX secolo la proprietà fu venduta al conte Leone Rossi, i cui discendenti la mantennero fino al 1948, quando passò al Consorzio della Bonifica Renana, che vi trasferì la propria sede avendo cura dei restauri e della conservazione del palazzo.